Boris Godunov, Vienna Staatsoper, 2007
Foto: Axel Zeninger
Teatro alla Scala
Photo: photos Andrea Tamoni © Teatro alla Scala
Il privilegio di essere Boris
Boris Godunov di Palermo. Foto Franco Lannino
Ferruccio Furlanetto, autentica e fascinosa voce di basso profondo della scuola italiana, e con ogni probabilita uno degli ultimi, reali rappresentanti di questa corda vocale, oggi. Grande interprete mozartiano e verdiano, del repertorio russo e di quello francese, conquista le platee non solo attraverso la preziosa qualita della sua voce ma per un carisma d’interprete a tutto tondo. Timbro di colore splendido, un senso del fraseggio di scavato, analitico, sfumato spessore, non e soltanto attraverso la potenza di un organo con pochi eguali che Furlanetto vince la sua partita artistica, ma con la forza espressiva che imprime alla parola cantata. Voce, musica e «teatro» fusi in una creazione di coinvolgente verita scenica Ha collaborato con i piu grandi direttori del mondo, da Herbert von Karajan a Leonard Bernstein, da Valery Gergiev a Lorin Maazel, da Carlo Maria Giulini a Claudio Abbado, e ancora Riccardo Muti, Daniele Gatti, James Levine, Daniel Barenboim, Antonio Pappano, Mariss Jansons. Non c’e importante ribalta del mondo che non abbia conosciuto la sua Arte e al Mariinskij di San Pietroburgo e stato il primo basso italiano ad interpretare il ruolo di Boris Godunov. Con lo stesso ruolo sta ora per tornare sulle scene del Teatro Massimo di Palermo nell’allestimento firmato da Hugo De Ana.
Boris Godunov e diventato un personaggio simbolo nella carriera di Ferruccio Furlanetto; cosa l'affascina maggiormente, vocalmente e teatralmente di questo ruolo?
«Boris Godunov e un ruolo assolutamente a se stante, e il dramma d'una vita, storicamente vissuta, in musica. Non v’e mai nulla di melodrammatico o di romanzato e tutto cio fa di Boris un personaggio unico e d'uno spessore interpretativo grandioso. Ogni attimo nel quale l'interprete vive questo ruolo sia come cantante che come attore e' un piccolo universo. Nella versione che e stata decisa per la produzione Palermo c'e' il momento vocale a cui sono particolarmente affezionato vale a dire il monologo nella camera dei bambini in cui Boris soffre per le condizioni in cui si trova il suo popolo e la sua Russia e per le accuse di essere la causa di tutto cio. Questo e un momento vocale straordinario che il cantante vuole vivere ed interpretare prima di tutto per se stesso. E il privilegio di essere Boris».
Qual e il momento vocalmente piu impegnativo del personaggio?
«Non v'e nessun momento che sia meno impegnativo d'altri ma la parte e talmente ben scritta che, personalmente, non ho mai incontrato stanchezza od affaticamento in questo ruolo. Si passa da momenti di grande drammaticita e tensione anche fisica a frasi di tenerezza e delicatezza vocale che non hanno riscontro in nessun altro ruolo».
Lei, psicologicamente, come sente il ruolo di Boris? Come uno spietato arrampicatore politico assetato di potere o come piuttosto una vittima del potere stesso e della solitudine che esso genera?
«Io sono assolutamente per la seconda possibilita. Boris era gia stato primo ministro del suocero Ivan il Terribile e quindi aveva una grandissima esperienza politica e la considerazione d'essere un ottimo statista; e stato il fatto di diventare Zar che gli ha portato l’odio, l’invidia e le congiure di personaggi influenti e sinistri come Shuisky».
Degli allestimenti di Boris interpretati sino ad ora quale ha sentito maggiormente aderente alla sua idea del personaggio?
«Nella mia carriera ho avuto il grandissimo privilegio di debuttare un ruolo come Figaro, nelle “Nozze” mozartiane, con un genio come Jean Pierre Ponnelle ed alcuni anni dopo, quando il repertorio mozartiano s’allontanava dal mio interesse, di arrivare al mio primo Boris con un regista altrettanto geniale come Piero Faggioni che mi ha fatto capire fin dall'inizio quale strada seguire nella creazione del mio Boris».
E stato difficile, nello straordinario percorso della sua carriera, passare da Leporello di riferimento a Filippo II altrettanto di riferimento? Quali sono stati i passi giusti che non l'hanno fatta sbagliare nel suo cammino artistico?
«Nel mio cammino artistico ogni periodo ha avuto i suoi frutti; gli anni di Mozart, passati con i piu grandi direttori e registi, mi hanno traghettato dolcemente verso la sponda dei grandi ruoli verdiani facendo in modo che quando sono arrivato a questi impegni vocalmente piu pesanti fossi pronto ad affrontarli nel modo piu consono».
Cantare Mozart, cantare Verdi, e cantarli bene naturalmente... Puo spiegarne, semplicemente, il metodo?
«Per cantare Mozart e farlo bene, bisogna usare la propria vocalita nella sua piu grande naturalezza (vale a dire senza che la necessaria tecnica di protezione della voce possa cambiare, con posizioni artificiali, cio che la natura ha voluto per noi) per poter cosi privilegiare la parola e il canto. Crescendo con questa ferma convinzione ho applicato la stessa teoria ai personaggi piu "pesanti" che incontravo e, devo dire, che mi sono trovato assolutamente a mio agio e nella possibilita di interpretarli esattamente come sentivo di farlo».
In che cosa sono diverse le solitudini di Filippo da quella di Boris o da quella di Thomas Becket in Assassinio nella cattedrale o di Don Quichotte, se lo sono?
«Tre di questi personaggi sono grandi uomini di potere che vivono terribili situazioni, e nei pochi momenti di solitudine che la loro giornata riserba, hanno la possibilita di farci capire la grandezza del loro dramma e la loro umanita.
Don Quichotte non e mai solo, lui ama tutto cio che lo circonda e vive con l'amore piu spontaneo e sincero. Anche il suo amore per Dulcinee e puramente idillico, vorrebbe sposarla solo per celebrarne la grandezza; c'e senz'altro una tristezza infinita quando viene rifiutato ma mai solitudine. Anche nella straziante scena finale ha parole di affetto e d'amore per tutti e muore nella consapevolezza chela sua nuova vita sara la continuazione di quella che ha vissuto in terra».
Lei e stato il Mefistofele di Gounod che quello di Boito.Ha una preferenza per uno dei due «diavoli»?
«Boito e Gounod hanno creato due versioni molto distanti di Mefistofele.In Boito il diavolo e bestiale, potente e irreversibilmente maligno. In Gounod c’e ovviamene tutto questo, ma offerto da un personaggio sornione, spiritoso e «bon vivant», nella piu pura tradizione francese. Ho amato moltissimo essere il diavolo in ambedue le opere senza preferenze».
Se dovesse scegliere un ruolo verdiano che la rappresenta maggiormente, insieme a Filippo II, quale sceglierebbe?
«Filippo II e ovviamente il personaggio piu amato nella mia carriera verdiana e del resto come potrebbe essere diversamente? Fra tutti gli altri personaggi verdiani forse quello che amo di piu e che amo molto interpretare (proprio perche consente di farlo in modo particolare) e Procida nei “Vespri Siciliani”. Lo spessore interpretativo che questo personaggio garantisce e davvero grandioso, patriota o terrorista a seconda del punto di vista italiano o francese, personaggio monolitico nella sua forza e volonta di vittoria».
Per un artista che e stato anche Orestes in Elektra, il barone Ochs nel Cavaliere della rosa, il principe Gremin in Onegin, Alvise Badoero in Gioconda, Don Basilio, Don Pasquale e moltissimi altri... quale personaggio e rimasto ancora nel cassetto, ammesso che ci sia?
«Sinceramente tutti i personaggi che volevo interpretare sono stati eseguiti, probabilmente cerchero di essere Kovansky in “Kovantchina” ma se non dovesse accadere non sarebbe davvero un problema. L'importante e continuare a fare cio che sto facendo ora fino a quando potro».
Qual e il consiglio che si sente di dare, Maestro, per durare a lungo nella carriera?
I«Nel mio caso, la longevita e dovuta al lunghissimo periodo mozartiano che ho svolto mentre crescevo sia come persona che come cantante, percio, ogni qual volta un giovane mi chiede qualcosa di analogo non posso fare altro che ribadire questo concetto».
Dove la si potra ascoltare dopo il Boris palermitano?
«Dopo il “Boris” palermitano saro a Vienna per “Boris” ma in un’altra versione, poi “Don Quichotte” a Mosca e San Pietroburgo con Gergiev, Attila a San Francisco ma soprattutto, ad autunno, “Boris” al Bolshoi di Mosca».
Nicola Salmoiraghi
